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Rapporto SVIMEZ 2009 sull’economia del mezzogiorno.

Oggi, giovedì 16 luglio, nella sede dell’ A.B.I. di Palazzo Altieri a Roma, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno ha presentato l’annuale rapporto passando sotto il microscopio dodici anni di studi circa la migrazione interna. Ne viene fuori uno scenario rivoltante, da vomito profondo al sol pensare a coloro che per questi dodici anni non hanno fatto nulla, ma veramente nulla, per questo angolo di mondo chiamato “Sudditalia”. Alla luce di quanto presentato dall’associazione possiamo tranquillamente identificare i responsabili di questo “moderno medioevo”, persone e “personaggi” delegati da noi “suddisti” affinchè questi rappresentino i nostri sogni e bisogni nelle sedi di competenza. Persone e personaggi per cui molti “suddisti” si spendono (senza cognizione di causa) nelle scadenze. Scaduti! Ecco quanto risultato dal rapporto estrapolato dalla rete.

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Sud; Svimez: In dieci anni sono emigrate 700mila persone
Nel 1997-2008, soprattutto da Campania, Puglia e Sicilia

“Tra il 1997 e il 2008 circa 700mila persone hanno abbandonato il Mezzogiorno. È questo uno dei dati più preoccupanti evidenziati dal ‘Rapporto sull’economia del Mezzogiorno 2009′ presentato dallo Svimez. “Caso unico in Europa - sottolinea l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno - l’Italia continua a presentarsi come un Paese spaccato in due sul fronte migratorio: a un Centro-nord che attira e smista flussi al suo interno corrisponde un Sud che espelle giovani e manodopera senza rimpiazzarla con pensionati, stranieri o individui provenienti da altre regioni”. I posti di lavoro del Mezzogiorno, in particolare, “sono in numero assai inferiore a quello degli occupati. Ed è la carenza di domanda di figure professionali di livello medio-alto a costituire la principale spinta all’emigrazione”. Così nel 2008 il Sud ha perso oltre 122mila residenti a favore del Centro-nord, a fronte di un rientro di circa 60mila persone. Oltre l’87% delle partenze ha origine in tre regioni: Campania, Puglia, Sicilia. L’emorragia più forte è in Campania (-25mila), seguono Puglia (-12.200) e Sicilia (-11.600). Nel 2008 poi - spiega lo Svimez - sono stati 173mila gli occupati residenti nel Sud ma con un posto di lavoro al Centro-nord o all’estero, 23mila in più del 2007 (+15,3%). Sono i pendolari di lungo raggio, cittadini a termine che rientrano a casa nel weekend o un paio di volte al mese. Sono giovani e con un livello di studio medio-alto: l’80% ha meno di 45 anni e quasi il 50% svolge professioni di livello elevato (il 24% è laureato). Spesso sono maschi, single, dipendenti full-time in una fase transitoria della loro vita, come l’ingresso o l’assestamento nel mercato del lavoro. Le regioni che attraggono maggiormente i pendolari - secondo il rapporto - sono Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio. È da segnalare però la crescita dei pendolari meridionali verso altre province del Mezzogiorno, pur lontane dal luogo d’origine: 60mila nel 2008 (erano 24mila nel 2007). Rispetto ai primi anni 2000, poi, sono aumentati i giovani meridionali trasferiti al Centro-nord dopo il diploma che si sono laureati lì e lavorano lì, mentre sono diminuiti i laureati negli atenei meridionali in partenza dopo la laurea in cerca di lavoro. In vistosa crescita le partenze dei laureati “eccellenti”: nel 2004 partiva il 25% dei laureati meridionali con il massimo dei voti; tre anni più tardi la percentuale è balzata a quasi il 38%. La mobilità geografica Sud-Nord - conclude lo Svimez - permette una mobilità sociale. I laureati meridionali che si spostano dopo la laurea al Centro-nord vanno incontro a contratti meno stabili rispetto a chi rimane, ma a uno stipendio più alto. Il 50% dei giovani “immobili al Sud” non arriva a 1.000 euro al mese, mentre il 63% di chi è partito dopo la laurea guadagna tra 1.000 e 1.500 euro e oltre il 16% più di 1.500 euro.”

Vergogna per tutti coloro che si sono fregiati (continuando a farlo) di titoli e onoroficenze senza averne merito. Vergogna per tutti quelli che, figli di queste terre, si sono venduti ai poteri forti che gestiscono il traffico di “figli di mamma” costretti a lasciare tutto e tutti per poter sopravvivere. Vergognatevi: avete dei nomi e dei volti ma non una dignità. E pensare che gonfi di orgoglio avete anche il coraggio di asserire di aver raggiunto gli obiettivi…
Vergogna.

Gerardo Lisi

Copertino, Italia…perchè ci siamo.

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Invece di un articolo sul frenetico “traffico elettorale” che in questi giorni sta impazzando per le strade di Copertino, la redazione di Copertino.Blogolandia ha deciso di rilanciare degli articoli apparsi sul quotidiano La Repubblica riguardanti le ultime parole, fatti, azioni, operazioni e pensieri del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. L’intento della redazione è quello di raccogliere i commenti dei lettori per poi effettuare una riflessione in merito nei giorni a venire. Ecco quanto successo in queste ore:

Da La Repubblica

“Repubblica ha chiesto, nei giorni scorsi, di rivolgere al presidente del Consiglio dieci domande sulle incoerenze e le omissioni di una storia che molti definiscono “di Veronica” o “di Noemi” e nessuno azzarda a definire per quel che è o appare: un “caso Berlusconi”. Il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, lunedì, ha chiesto due giorni per dare una risposta. Quella risposta non è arrivata. Per non dissimulare, come vuole il nuovo conformismo dell’informazione italiana, ciò che dovrebbe essere chiarito, pubblichiamo oggi le domande che avremmo voluto rivolgere al premier e le contraddizioni che abbiamo ritenuto di riscontrare tra le sue dichiarazioni e quelle degli altri protagonisti della vicenda.

Silvio Berlusconi ha detto: «Credo che chi è incaricato di una funzione pubblica, come il presidente del Consiglio, possa accettare la continuazione di un rapporto [con la sua consorte, Veronica Lario] soltanto se si chiarisce chi ha provocato questa situazione». (Porta a Porta, 5 maggio 2009).

Repubblica concorda con Silvio Berlusconi. E’ evidente che, nonostante il frastuono mediatico di queste ore, non si discute di un divorzio o di una separazione, affare privato di due coniugi. Come ha chiaro il premier, la questione interroga i comportamenti di «un incaricato di una funzione pubblica». In quanto tali, quei comportamenti sono sempre di pubblico interesse e non possono essere circoscritti a un ambito familiare. D’altronde, la signora Veronica Lario, nelle sue dichiarazioni del 29 aprile e del 3 maggio, offre all’attenzione dell’opinione pubblica due certezze personali e una domanda.

Le due certezze descrivono, tra il pubblico e il privato, i comportamenti del presidente del Consiglio: «Mio marito frequenta minorenni»; «Mio marito non sta bene».

La domanda, posta dalla signora all’opinione pubblica e a chi in vario modo la rappresenta, è invece tutta politica e chiama in causa le pratiche del «potere», il suo modo di essere, che si degrada e si avvilisce pericolosamente quando a rappresentare la sovranità popolare vengono chiamate “veline” senza altro merito che un bell’aspetto e la prossimità al premier.

Ha detto la signora Lario: «Quello che emerge oggi, attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte le donne (…). Qualcuno ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell’imperatore. Condivido, quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore». (Ansa, 28 aprile, 22:31)

Silvio Berlusconi ha replicato, a caldo, evocando un complotto «della sinistra e della sua stampa che non riescono ad accettare la mia popolarità al 75 per cento (…) Tutto falso, nato dalla trappola in cui anche mia moglie purtroppo è caduta. Le veline sono inesistenti. Un’assoluta falsità». (Porta a porta, 5 maggio)

E’ il primo ingombro che bisogna verificare. Questa storia è soltanto una trappola bene organizzata? E’ vero, se di complotto si tratta, che nasconde la mano della sinistra e della «sua stampa»?

Tre evidenze lo escludono.
Il primo quotidiano che dà conto della candidatura di una “velina” alle elezioni europee è il Giornale della famiglia Berlusconi. Il 31 marzo, a pagina 12, nella rubrica Indiscreto a Palazzo si legge che «Barbara Matera punta a un seggio europeo». «Soubrette, già “Letterata” del Chiambretti c’è, poi “Letteronza” della Gialappa’s, quindi annunciatrice Rai e attrice della fiction Carabinieri», la Matera, scrive il Giornale, «ha voluto smentire i luoghi comuni sui giovani che non si applicano e non si impegnano. “Dicono che i ragazzi perdino tempo. Non è vero: io per esempio studio molto”». «E si vede», commenta il giornale di casa Berlusconi.

Il secondo giornale che svela «la carta segreta che il Cavaliere è pronto a giocare» è Libero, il 22 aprile. Notizia e foto di prima pagina con «Angela Sozio, la rossa del Grande Fratello e le gemelle De Vivo dell’Isola dei famosi, possibili candidate alle elezioni europee». A pagina 12, le rivelazioni: «Gesto da Cavaliere. Le veline azzurre candidate in pectore» è il titolo. «Silvio porta a Strasburgo una truppa di showgirl» è il sommario.

Per Libero le «showgirl», che dovranno superare un colloquio, sono 21 (in lista i candidati a un seggio di Bruxelles, come si sa, sono 72). I nomi che si leggono nella cronaca sono: Angela Sozio, Elisa Alloro, Emanuela Romano, Rachele Restivo, Eleonora Gaggioli, Camilla Ferranti, Barbara Matera, Ginevra Crescenzi, Antonia Ruggiero, Lara Comi, Adriana Verdirosi, Cristina Ravot, Giovanna Del Giudice, Chiara Sgarbossa, Silvia Travaini, Assunta Petron, Letizia Cioffi, Albertina Carraro. Eleonora e Imma De Vivo e «una misteriosa signorina» lituana, Giada Martirosianaite.

Difficile sostenere che Il Giornale e Libero siano fogli di sinistra. Come è arduo credere che la Fondazione farefuturo, presieduta da Gianfranco Fini, sia un pensatoio vicino al partito democratico. Il think tank, diretto dal professor Alessandro Campi, vuole «far emergere una nuova classe dirigente adeguata a governare le sfide della modernità e della globalizzazione». Coerentemente critica l’uso di «uno stereotipo femminile mortificante» e con un’analisi della politologa Sofia Ventura avverte che «il “velinismo” non serve». Nell’articolo si legge: «Assistiamo a una dirigenza di partito che fa uso dei bei volti e dei bei corpi di persone che con la politica non hanno molto da fare, allo scopo di proiettare una (falsa) immagine di freschezza e rinnovamento. Questo uso strumentale del corpo femminile, al quale naturalmente le protagoniste si prestano con disinvoltura, denota uno scarso rispetto, da un lato, per quanti, uomini e donne, hanno conquistato uno spazio con le proprie capacità e il proprio lavoro; dall’altro, per le istituzioni e per la sovranità popolare che le legittima».

Sofia Ventura conclude: «Le donne non sono gingilli da utilizzare come specchietti per le allodole, non sono nemmeno fragili esserini bisognosi di protezione e promozione da parte di generosi e paterni signori maschi. Le donne sono, banalmente, persone. Vorremmo che chi ha importanti responsabilità politiche qualche volta lo ricordasse».

Quando la signora Lario prende (buonultima) la parola per censurare il “velinismo” - e «il ciarpame senza pudore» del potere - non si muove nel vuoto, ma su un terreno già smosso dalle rivelazioni dei giornali vicini al premier e dalle analisi critiche di intellettuali prossimi alla maggioranza di governo.

Questo “caso” non ha inizio con un intrigo, come protesta Berlusconi, ma trova la sua trasparente ragione nella preoccupazione di ambienti della destra per un «impoverimento della qualità democratica di un paese» (ancora la Ventura).

Rimosso il presunto «complotto», resta il “caso” politico, dunque. Un “caso” che diventa anche familiare, quando Veronica Lario scopre che Silvio Berlusconi ha partecipato a Napoli alla festa di compleanno di una diciottenne (Repubblica, 28 aprile). E ancora una volta politico quando la signora, annunciando la sua volontà di divorziare, denuncia pubblicamente i comportamenti di un marito che, «incaricato di una pubblica funzione», «frequenta minorenni», prigioniero com’è di un disagio che minaccia il suo equilibrio psicofisico.

Il presidente del Consiglio ha replicato ai rilievi della signora Lario con due interviste alla carta stampata (Corriere della Sera e la Stampa, 4 maggio) e con un lungo monologo a Porta a Porta (5 maggio).

In queste tre sortite pubbliche, la ricostruzione degli avvenimenti di cui si discute (la candidatura di giovani donne selezionate per la loro bellezza e amicizia con il premier; il suo affetto per Noemi Letizia, maggiorenne il 26 aprile; la partecipazione alla festa di compleanno; il lungo sodalizio amicale con la famiglia Letizia) ha avuto, da parte di Berlusconi, una parola definitiva, ma o contraddittoria o omissiva.

Berlusconi nega di aver mai avuto intenzione di candidare «soubrette». «Non avevamo messo in lista nessuna “velina”» (Corriere, 4 maggio) Noemi lo chiama «papi». Perché? A chi glielo chiede, replica: «E’ uno scherzo, mi volevano dare del nonno, meglio mi chiamino papi. Non crede?» (Corriere, 4 maggio). Berlusconi è più preciso con la Stampa (4 maggio): «Io frequenterei, come ha detto la signora [Lario], delle diciassettenni. E’ una cosa che non posso sopportare. Io sono amico del padre punto e basta. Lo giuro!»

E’ la stessa versione offerta a France2 (6maggio). Quando il presidente del Consiglio spiega le circostanze della frequentazione con Noemi Letizia – si tratta di un’antica amicizia di natura politica con il padre, dice – il giornalista lo interrompe per chiedere: «…dunque [Noemi] non è una ragazza che lei conosceva personalmente?».
Berlusconi risponde: «No, ho avuto l’occasione di conoscerla con i suoi genitori. Questo è tutto».

La versione di Berlusconi è contraddetta in tutti i suoi elementi dalle interviste che Noemi Letizia concede.
Noemi così ricostruisce il suo legame affettivo con il presidente del Consiglio: «Mi vuole bene come a un figlia. E anch’io, noi tutti gli siamo molto legati». (Repubblica, 29 aprile)

Al Corriere del Mezzogiorno, il 28 aprile, consegna dettagli chiave.
«[Berlusconi, papi] mi ha allevata (…) E’ un amico di famiglia. Dei miei genitori (…) non mi ha fatto mai mancare le sue attenzioni. Un anno [per il mio compleanno], ricordo, mi ha regalato un diamantino. Un’altra volta, una collanina. Insomma, ogni volta mi riempie di attenzioni. (…) Lo adoro. Gli faccio compagnia. Lui mi chiama, mi dice che ha qualche momento libero e io lo raggiungo. Resto ad ascoltarlo. Ed è questo che desidera da me. Poi, cantiamo assieme. (…) Quando vado da lui ha sempre la scrivania sommersa dalle carte. Dice che vorrebbe mettersi su una barca e dedicarsi alla lettura. Talvolta è deluso dal fatto che viene giudicato male, gli spiego che chi lo giudica male non guarda al di là del proprio naso. Nessuno può immaginare quanto papi sia sensibile. Pensi che gli sono stata vicinissima quando è morta, di recente, la sorella Maria Antonietta. Gli dicevo che soltanto io potevo capire il suo dolore. (…) [Da grande vorrò fare] la showgirl. Mi interessa anche la politica. Sono pronta a cogliere qualunque opportunità. (…) Preferisco candidarmi alla Camera, al parlamento. Ci penserà papi Silvio».

Nel racconto di Noemi c’è la narrazione di un rapporto diretto, intenso con il presidente del Consiglio. Che le fa tre regali per il 16°, 17° e 18° compleanno. Quindi, si può concludere, Berlusconi ha conosciuto Noemi quindicenne. Nel loro rapporto non c’è alcun ruolo o presenza dei genitori. Noemi non vi fa alcun riferimento e non è corretta dalla madre, presente al colloquio con Angelo Agrippa del Corriere del Mezzogiorno. Berlusconi ha tentato di ridimensionare il legame con la minorenne: «Ho incontrato la ragazza due o tre volte, non ricordo, e sempre alla presenza dei genitori». I genitori non hanno ancora confermato le parole del premier.

Durante l’incontro con il giornalista, la signora Anna Palumbo - madre di Noemi - interviene soltanto per specificare le circostanze in cui Berlusconi ha conosciuto suo marito, Benedetto “Elio” Letizia. Dice: «[Berlusconi] ha conosciuto mio marito ai tempi del partito socialista. Ma non possiamo dire di più».

Noemi non è così evasiva quando affronta una delle questioni decisive per questa storia. E’ addirittura esplicita. Ella ritiene di poter ottenere da Berlusconi l’opportunità di fare spettacolo o, in alternativa, di essere eletta in parlamento. Televisione o scranno a Montecitorio. Le aspettative di Noemi, sollecitate dalle attenzioni (o promesse) di Berlusconi, sono in linea con le riflessioni critiche di farefuturo, il think tank di Gianfranco Fini («Le donne non sono gingilli») e della signora Lario («Ciarpame senza pudore»).

Quando e dove e come si sono conosciuti Berlusconi e Benedetto Letizia è un altro enigma di questa storia che raccoglie versioni successive e contraddittorie.

A Varsavia Berlusconi dice: «[Benedetto] lo conosco da anni, è un vecchio socialista ed era l’autista di Craxi». (Ansa, 29 aprile, 16:34)
Quando la circostanza è subito negata da Bobo Craxi («Cado dalle nuvole. L’autista di mio padre si chiamava Nicola, era veneto, ed è morto da qualche anno», Ansa, 29 aprile, 16:57), Palazzo Chigi con un imbarazzato ritardo di venti ore, smentisce a sua volta: «Si rileva che il presidente Berlusconi non ha mai detto che il signor Letizia fosse autista dell’on. Bettino Craxi» (Ansa, 30 aprile, 12:30).

Dal suo canto, Letizia non vuole ricordare in pubblico come e dove e quando ha conosciuto Berlusconi. Chi lo interroga raccoglie soltanto parole vuote. «Volete sapere come ho conosciuto Berlusconi? Va bene, ve lo dico, però allora vi racconto anche come ho conosciuto tutte le persone che conosco…». (Corriere, 10 maggio)

In qualche altra occasione, il rifiuto di Letizia a raccontare il primo incontro con il futuro premier è ancora più categorico:
«Non ho alcuna intenzione di farlo» (Oggi, in edicola il 6 maggio)

Anche Noemi non ha voglia di offrire rievocazioni: «Non ricordo i particolari [di come è nato il contatto familiare], queste cose ai miei genitori non le ho chieste. Non è che si siano incrociati sul lavoro: mio padre è un dipendente comunale…». (Repubblica, 29 aprile)

Un ricordo vivo del primo incontro tra Berlusconi e Letizia sembra averlo Arcangelo Martino, un ex assessore socialista al comune di Napoli, oggi vicino al partito del presidente del Consiglio. «Fra il 1987 e il 1993 sono stato grande amico di Bettino Craxi. Tutti i mercoledì andavo a trovarlo a Roma all’hotel Raphael, una consuetudine. Mi accompagnava sempre qualcuno del mio staff e quel qualcuno era quasi sempre Elio Letizia (…) Parecchie volte è capitato che al Raphael ci fosse Silvio Berlusconi. E’ lì che ho presentato i due che poi hanno fatto amicizia». (Corriere della sera, 10 maggio).

Il ricordo di Arcangelo Martino è sconfessato con nettezza ancora una volta da Bobo Craxi. «Escludo categoricamente che il signor Letizia fosse un habitué dell’hotel Raphael (…) Lo stesso Martino credo che sia passato qualche volta a salutare mio padre». (Repubblica, 11 maggio)

Chiara anche la smentita di uomini che furono accanto al leader socialista: Gianni De Michelis («Mai sentito nominare Letizia»); Gennaro Acquaviva («Mai sentito nominare Letizia, neanche dai napoletani»); Giulio Di Donato («Questo signor Letizia, nel panorama napoletano e campano dei socialisti, non esisteva, a mia memoria»). Ancora più efficace la contestazione di Stefano Caldoro: «Proprio nei primi anni novanta, abitavo al Raphael tutte le volte che mi fermavo a Roma. Si scherzava sulla intraprendenza di Martino (…) ma escludo categoricamente di aver mai visto e sentito che questo Letizia venisse presentato a Craxi. Perché mai l’avrebbero dovuto presentare? Non era un dirigente, non era un esponente del sociale, non era un militante» (Ancora Repubblica, 11 maggio 2009).

L’occasione dell’incontro tra Berlusconi e Letizia è ancora da chiarire. Come i tempi della decisione del presidente del Consiglio di partecipare alla festa di compleanno di Noemi. Al Corriere della sera, 4 maggio, così Berlusconi ha spiegato la sua presenza a Napoli: «Racconto come è andata veramente. Quel giorno mi telefona il padre, un mio amico da tanti anni. E quando sa che in serata sarei stato a Napoli, per controllare lo stato di avanzamento del progetto per il termovalorizzatore, insiste perché passi almeno un attimo al compleanno della figlia. La casa è vicina all’aeroporto. Non molla. Io non so dir di no. Eravamo in anticipo di un’ora e ci sono andato. Nulla di strano, è accaduto altre volte per compleanni e matrimoni».

Berlusconi, dunque, partecipa alla festa per un atto di affetto nei confronti di Elio Letizia. Non si parla di Noemi né di altra necessità politica o urgenza di altra natura. Diversa la versione offerta, lo stesso giorno (4 maggio) alla Stampa: «Suo padre, che conoscevo da tempo, mi ha telefonato per chiedermi se lasciavo fuori Martusciello (Flavio, consigliere regionale del PdL) dalle liste per le Europee, io gli ho spiegato che avrei cercato di mettere sia l’ex-questore Malvano (Franco, già candidato a sindaco di Napoli) sia Martusciello e che stavo arrivando a Napoli per dare una spinta ai contratti per i nuovi termovalorizzatori che sono frenati dalla burocrazia. A quel punto lui mi ha interrotto e mi ha detto: “Stavi venendo a Napoli? Io stasera festeggio il diciottesimo compleanno di Noemi, perché non vieni con un brindisi, lo facciamo in un locale poco distante dall’aeroporto. Ti prego vieni sarebbe il più bel regalo della mia vita”. Così ci sono andato…».

Berlusconi aggiunge qualche dettaglio in più nel solco di questa versione, il 5 maggio, durante Porta a Porta: «Ero al salone del Mobile della Fiera di Rho, imbarazzato per i cori “Meno male che Silvio c’e”, “Magico” e il capitano dell’elicottero mi ha detto che era in arrivo entro mezz’ora un temporale che ci avrebbe costretto ad andare in macchina a Linate. Per questo siamo partiti in anticipo e [visto il tempo a disposizione, prima di] una riunione politica che avevo in serata [con il ristorante a soli tre minuti dall’aeroporto] sono entrato…»

Anche questa ricostruzione trova delle evidenze che la contraddicono. Berlusconi giunge a Napoli con un regalo per Noemi, «cerchi concentrici in oro rosa arricchiti da una cascata di diamanti bianchi montati su oro bianco, 6mila euro, il ciondolo è anche nella collezione di Sophia Loren» (Gente, 19 maggio). Si è molto discusso di questa circostanza che, al contrario, non pare molto significativa: il presidente potrebbe aver a bordo del suo aereo dei cadeaux da distribuire secondo necessità.

Più interessante è che l’aereo di Berlusconi giunga a Napoli con un’ora di anticipo rispetto all’inizio della festa e il presidente attenda nell’aeromobile per un’ora prima di muoversi ed entrare «cinque minuti dopo l’arrivo in sala di Noemi» (Annozero, 7 maggio). Secondo la testimonianza di un fotografo, ingaggiato dal patron del ristorante “Villa Santa Chiara”, si sapeva da sabato 25 aprile dell’arrivo del premier e, in ogni caso, la “bonifica” della sala da parte della polizia è stata predisposta già nella mattinata, «alle 15», per alcune fonti del Dipartimento di sicurezza. (Repubblica, 9 maggio).

Sembra di poter dire che non c’è stato alcun cambio di programma a Rho nel tardo pomeriggio di domenica 26 aprile. La partecipazione alla festa di Noemi era già nell’agenda del presidente da giorni, come dimostrano la “bonifica”, l’attesa in aereo, l’arrivo nel ristorante subito quasi contestualmente all’ingresso della diciottenne come per un copione precedentemente preparato.

C’è un’ultima contraddizione da sciogliere. La scelta o indicazione delle “veline” da candidare è stata opera di Berlusconi? A Porta a Porta, 5 maggio, il presidente del Consiglio sostiene di non aver messo becco nella candidature europee: «Le candidature per le Europee non sono state gestite direttamente dal premier. Ad occuparsene sono stati i tre coordinatori del PdL Bondi, La Russa e Verdini che “da migliaia di segnalazioni sono giunti a 500 schede” per individuare i 72 candidati si sono orientati secondo le indicazioni del congresso, spazio ai giovani e alla donne. Tra questi candidati nessuna è qualificabile come velina» (resoconto delle parole del premier a Porta a porta, 5 maggio, tratto dal Giornale, 6 maggio). Berlusconi ammette però di avere discusso con Elio Letizia (non è un dirigente del PdL né, che si sappia, un iscritto al partito) le candidature di Malvano e Martusciello e per farlo lo raggiunge addirittura a Napoli alla festa di sua figlia. La circostanza appare contraddittoria e, senza altre spiegazioni, inverosimile.

Il rosario di incoerenze che si incardina sulla questione politica posta da farefuturo e dalla signora Lario (come Berlusconi seleziona le classi dirigenti) sollecita di rivolgere a Berlusconi dieci domande:

1. Quando e come Berlusconi ha conosciuto il padre di Noemi Letizia, Elio?

2. Nel corso di questa amicizia, che il premier dice «lunga», quante volte si sono incontrati e dove e in quale occasioni?

3. Ogni amicizia ha una sua ragione, che matura soprattutto nel tempo e in questo caso – come ammette anche Berlusconi – il tempo non è mancato. Come il capo del governo descriverebbe le ragioni della sua amicizia con Benedetto Letizia?

4. Naturalmente il presidente del Consiglio discute le candidature del suo partito con chi vuole e quando vuole. Ma è stato lo stesso Berlusconi a dire che non si è occupato direttamente della selezione dei candidati, perché farlo allora con Letizia, peraltro non iscritto né militante né dirigente del suo partito né cittadino particolarmente influente nella società meridionale?

5. Quando Berlusconi ha avuto modo di conoscere Noemi Letizia?

6. Quante volte Berlusconi ha avuto modo di incontrare Noemi e dove?

7. Berlusconi si occupa dell’istruzione, della vita e del futuro di Noemi. Sostiene finanziariamente la sua famiglia?

8. E’ vero, come sostiene Noemi, che Berlusconi ha promesso o le ha lasciato credere di poter favorire la sua carriera nello spettacolo o, in alternativa, l’accesso alla scena politica e questo «uso strumentale del corpo femminile», per il premier, non «impoverisce la qualità democratica di un paese» come gli rimproverano personalità e istituzioni culturali vicine al suo partito?

9. Veronica Lario ha detto che il marito «frequenta minorenni». Al di là di Noemi, ci sono altre minorenni che il premier incontra o «alleva», per usare senza ironia un’espressione della ragazza di Napoli?

10. Veronica Lario ha detto: «Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene. E’ stato tutto inutile». Geriatri (come il professor Gianfranco Salvioli, dell’Università di Modena) ritengono che i comportamenti ossessivi nei confronti del sesso, censurati da Veronica Lario, potrebbero essere l’esito di «una degenerazione psicopatologica di tratti narcisistici della personalità». Quali sono le condizioni di salute del presidente del Consiglio?”

Giuseppe D’Avanzo

Il 14-05-2009 una nota di Palazzo Chigi così recita:

ROMA - “Invidia e odio nei confronti di un presidente del Consiglio che ha raggiunto il massimo storico della fiducia dei cittadini: sono palesi i motivi della campagna denigratoria che la Repubblica e il suo editore stanno conducendo da giorni contro il presidente Berlusconi”. E’ quanto sostiene una nota dell’ufficio stampa della presidenza del Consiglio dei ministri, dopo la pubblicazione dell’inchiesta sugli aspetti contraddittori del caso Noemi, che ha dato il via alla decisione di Veronica Lario di chiedere il divorzio.

“Attacchi di così basso livello, in vista delle prossime elezioni europee e amministrative, confermano non solo l’assoluta mancanza di argomenti politici concreti di quel giornale e della sua parte politica, ma anche una strategia mediatica diffamatoria tesa a strumentalizzare vicende esclusivamente private - conclude la nota - a fini di lotta politica”.

Da La Repubblica del 14-05-2009

Oggi, 15-05-2009, il direttore Ezio Mauro scrive:

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È MOLTO facile rispondere alle parole di Silvio Berlusconi pronunciate ieri contro “Repubblica”, che nell’inchiesta-documento di Giuseppe D’Avanzo gli aveva rivolto dieci domande per chiarire gli aspetti più controversi del caso politico nato attorno alle candidature delle veline nelle liste Pdl, alla denuncia di “ciarpame politico” di Veronica Lario, alla festa di compleanno della giovane Noemi alla presenza del Premier, nel ruolo indiscusso di “Papi”. Molto più difficile, per il Cavaliere, rispondere alle domande del nostro giornale. Anzi, impossibile. Berlusconi non sa rispondere, davanti alla pubblica opinione, perché con ogni evidenza non può. Ciò che ha detto su questa storia, nei lunghi monologhi mai interrotti da una vera richiesta di chiarimento, cozza fragorosamente con ciò che hanno raccontato gli altri protagonisti, e soprattutto con quel che la moglie sa e ha denunciato. Meglio dunque tacere, rifiutare la verità, la trasparenza e il confronto, il che per un uomo pubblico equivale alla fuga. Una fuga accompagnata ovviamente da insulti per il nostro giornale, perché il rumore (domani amplificato dai manganelli di carta al suo servizio) copra il vuoto, la mancanza di coraggio e la scelta necessitata dell’ambiguità.

Ma l’uomo in fuga è il Presidente del Consiglio. Dunque questa incapacità o impossibilità di fare chiarezza, cercando la verità, è immediatamente un fatto politico, un handicap della leadership, una macchia istituzionale qualsiasi cosa nasconda, fosse anche soltanto l’incapacità di accettare un contraddittorio sui lati che restano poco chiari di una vicenda che ha fatto il giro dei giornali e dei siti di tutto il mondo. Una storia nella quale l’unica cosa che non c’entra proprio nulla è la privacy.

Berlusconi è infatti l’uomo che ha unito pubblico e privato fino a confonderli, con la sua biografia trasformata in programma elettorale per gli italiani e spedita nelle case di 50 milioni di elettori all’inizio della sua avventura politica: mentre oggi, quindici anni dopo, continua a vendere sul rotocalco di famiglia gli ex voto elettorali della sua infanzia aureolati nella patina reale del fotoromanzo, con l’immagine adolescente della Prima Comunione poche pagine prima del brindisi anziano di Casoria.

Le domande di “Repubblica” volevano appunto bucare questa nuvola nazional-popolare dove si sta cercando di trasportare nottetempo il caso Berlusconi, lontano dalla responsabilità istituzionale e politica di dire il vero agli italiani. Nascevano semplicemente, come abbiamo detto a Palazzo Chigi proponendo un confronto diretto col Premier, dalla constatazione che a due settimane dall’inizio della vicenda troppe cose rimanevano da spiegare, anche perché nessuna vera richiesta di chiarimento era stata rivolta al Cavaliere, e la sede televisiva del “rendiconto” - quella del suo personale notaio a “Porta a Porta” - si era in realtà rivelata la sede di un lungo monologo: per accusare la moglie ed esigerne le scuse, invece di rispondere alla sua denuncia (la politica che seleziona veline diventa “ciarpame senza pudore”, “mio marito frequenta minorenni”, “mio marito non sta bene, ho implorato coloro che gli stanno accanto di aiutarlo”) rovesciando la realtà davanti agli italiani.

Questa mancanza di chiarezza e di confronto, con domande precise e risposte nette, ha ingarbugliato le cose. Tra il racconto del Premier e i racconti degli altri protagonisti di questa vicenda si sono allargate incongruenze evidenti, pubbliche, inseguite da spiegazioni postume che aprivano nuovi fronti controversi e dunque suscitavano altre domande. In tutto il mondo civile, dove esiste una pubblica opinione e la funzione autonoma della stampa, le contraddizioni del potere e la mancanza di chiarezza sono lo spazio naturale del giornalismo, del suo lavoro d’inchiesta, del suo sforzo documentale e infine delle sue domande.

Questo abbiamo provato a fare, senza dare giudizi e senza una tesi finale da dimostrare. Ci interessa il percorso tra le contraddizioni di un uomo pubblico in una vicenda pubblica, mettendo a confronto versioni e racconti che vanno tra loro in dissonanza, per domandare infine al protagonista di spiegare perché, proponendo la sua verità dei fatti.

Oggi dobbiamo prendere atto che il Presidente del Consiglio, invece di rispondere alle domande, scappa dalle vere questioni aperte che chiamano in causa la sua credibilità, e lo fa insultando, cioè cercando di parlar d’altro. “Invidia e odio”, a suo parere, sono i motivi della “campagna denigratoria che “Repubblica” e il suo editore stanno conducendo da giorni” contro il Presidente. Che c’entra l’editore con l’inchiesta di un giornale? Non esistono scelte autonome da parte di un quotidiano nella cultura proprietaria del Premier? Cosa bisogna dunque pensare delle domande che proprio ieri il “Giornale” berlusconiano rivolgeva in prima pagina a Di Pietro? E soprattutto, cosa c’entrano con un’inchiesta giornalistica i sentimenti dell’odio e dell’invidia? Può il Cavaliere concepire, per una volta, che si possa indagare sui suoi atti e persino criticarli senza odiarlo, ma semplicemente giudicandolo? Può rassegnarsi a pensare che esiste ancora qualcuno, persino in questo Paese, che non lo invidia affatto, né a Roma né ad Arcore né a Casoria? Può infine ammettere che dieci domande non costituiscono una denigrazione, soprattutto se le si può spazzare via dal tavolo con la semplice forza della verità?

Il Cavaliere denuncia infine che “attacchi di così basso livello” giungano in prossimità del voto europeo: ma i tempi e soprattutto il livello di questa vicenda non li abbiamo scelti noi, nemmeno la location di Casoria, le luci delle fotografie festose e i comprimari, i monili, la favola bella dei genitori che si baciano in esclusiva per “Chi”, la ragazza incolpevole di tutto ma soprattutto sicura che approderà negli show televisivi o in Parlamento, l’uno o l’altro intercambiabili, l’importante è sapere che “deciderà Papi”. Non abbiamo deciso noi che tutto questo valesse prima la critica della Fondazione “Farefuturo” di Fini e poi lo strappo di un divorzio pubblico come l’offesa ricevuta, dunque politico come tutto ciò che accade al Cavaliere: da parte di una moglie che il grande rotocalco con cui si impagina oggi l’Italia dipinge come incapace di autonomia, fragile e sola, dunque preda di suggeritori mediatici e politici, unica spiegazione che ripristini la sacralità mistica del carisma intaccato dall’interno, quando una donna ha deciso (prima e unica, in un quindicennio) di rompere il cerchio magico dell’intangibilità sciamanica del Capo.

Per il Cavaliere, chi lo critica non può avere autonomia. Per lui, l’adesione è amore e fede, dunque la critica è tradimento e follia, le domande - non essendo contemplate e per la verità neppure molto praticate, nel conformismo del 2009 - diventano “odio e follia”, in un discorso pubblico fatto di vibrazioni, dove tutto è emotivo.

Che cosa concludere? La storia che ha fatto il giro del mondo resta tutta da chiarire, perché il Presidente del Consiglio sa solo minacciare, ma non può spiegare. Dunque continueremo a fare domande, come fossimo in un Paese normale, per quei cittadini che chiedono di sapere perché vogliono capire, rifiutando di entrare nel grande fotoromanzo italiano che sta ingoiando quel che resta della politica.

Una risposta al premier
di EZIO MAURO La Repubblica del 15-05-09

La redazione di Copertino.Blogolandia invita a commentare questo articolo. Grazie

DECAPITATA POLSTRADA DI LECCE: CONCUSSIONE, 16 ARRESTI

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“Associazione per delinquere per concussione e falso ideologico: con queste accuse sono stati arrestati 16 agenti della Polstrada di Lecce. Gli agenti avrebbero creato un’organizzazione che,in cambio di regali e denaro, garantiva il transito senza controlli ai veicoli di oltre 100 imprese della provincia di Lecce, operanti in vari settori. Da un’intercettazione,e’ emerso che l’attivita’ illegale avrebbe fruttato a ciascuno 40.000 euro in 3 anni.”

Ansa, 12-05-2009. 14:33

“Un terremoto, che decapita letteralmente la polizia stradale di Lecce, investita da uno scandalo senza precedenti: su trentasei agenti del comando del capoluogo, che arrivano a un totale di cinquanta, considerando anche il distaccamento di Maglie, sedici sono finiti in arresto con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla concussione. Tutti sono stati condotti in carcere, su ordinanza del gip Ercole Aprile. Avrebbero intascato soldi o usufruito di concessioni di vario tipo, come merci di un certo valore, accordandosi con imprenditori di oltre un centinaio di ditte del leccese, ma anche delle zone di Brindisi, Taranto e Bari con interessi nel Salento, evitando che fossero controllati e quindi, in molti casi, contestati verbali per le infrazioni più varie, a partire dal classico sovraccarico di merci. Aziende di qualsiasi settore: commercio, edilizia, macchinari. Un giro gigantesco, ora stroncato dopo un’operazione partita su input della Procura e alla quale hanno partecipato polizia giudiziaria, squadra mobile e stessi agenti della stradale. Un terremoto, certo, ma il procuratore capo Cataldo Motta, che ha voluto esporre personalmente la questione, puntualizza anche come siano stati gli stessi colleghi a mettere fine a una vicenda che si trascinava ormai da anni, forse persino da venti e più, in alcuni casi, facendo fede a quanto riferito da uno degli stessi arrestati, intercettato durante una conversazione telefonica con un amico. Dunque, l’intolleranza verso quelle che Motta stesso ha definito “mele marce” si è alimentata nel tempo all’interno dello stesso corpo, tra i colleghi onesti. “Sono vari gli aspetti positivi”, sottolinea Motta: “Intanto, che sia stata la stessa polizia di Stato a tirare fuori questa vicenda e metterla allo scoperto così crudamente, pur di recuperare immagine, perché in realtà, del fenomeno, si parlava da tempo e questo è un aspetto che danneggiava ancora di più la figura degli agenti onesti”. Presunto leader, se un leader c’è (gli viene contestato fondamentalmente l’organizzazione di tutto l’apparato) è l’ispettore capo Francesco Reggio, 57enne di Lecce, da oltre 30 anni nella polizia stradale.
A seguire quest’esempio negativo, quindici colleghi, quasi la metà di quelli impiegati nel comando di Lecce: Giuseppe Amenini, 47enne di Maglie, Franco Carlà, 48enne di Cavallino, Fabio Cazzato, 42enne di Lecce, Paolo Maria Centone, 50enne di Cavallino, Cosimo De Giuseppe, 62enne di Minervino, Luigi De Vincenzo, 55enne di Nardò, Leonardo Impero Delle Donne, 46enne di Martignano, Salvatore Lanza, 47enne di Lecce, Temistocle Parlangeli, 40 enne di Guagnano, Anna Maria Assunta, 37enne di Vernole, Giuseppe Piccinno, 52enne dik Aradeo, Cosimo Maurizio Rampino, 48enne di Trepuzzi, Angelo Rapanà, 38enne di Campi Salentina, Ugo Rizzello, 48enne di Seclì, Maurizio Scarfone, di Frigole, Stefano Simonetto di Nardò. Ma “la soddisfazione di far rispettare la legalità e di estirpare le mele marce, per far recuperare immagine al corpo, è temperata anche dall’amarezza, perché si tratta di persone al fianco delle quali siamo abituati a lavorare”, aggiunge Motta. L’indagine, durata sei mesi, si è avvalsa anche della classica attività d’intercettazione. Tutto è partito da un elenco di ditte inviato in Procura tramite
esposto anonimo, al quale ne sono seguiti altri. Ma non solo: in un caso, è arrivata anche una denuncia proveniente dall’interno, da parte di un agente della stessa sezione di polizia stradale, che non ha avuto il timore di esporsi personalmente. L’inchiesta è iniziata dunque da questi elementi ed ha avuto un riscontro di un certo rilievo quando, in uno degli esposti, è stato allegato anche la fotocopia di un manoscritto, contenente un elenco di ditte, fra quelle che avrebbero avuto rapporti con gli agenti della stradale. “Dall’accertamento grafologico – spiega Motta - abbiamo accertato come lo scritto fosse riconducibile alla mano di uno degli agenti della polstrada. Ed è venuto fuori questo spaccato, un aspetto peculiare, il collegamento stabile con molti imprenditori di vari settori: commercio, edilizia, macchine di movimento terra che avevano, per così dire, stretto un patto con gli agenti ai quali davano del denaro in cambio della certezza che i loro mezzi non venissero fermati e controllati. A questo dato si aggiungono anche alcuni controlli occasionali, che venivano saltati in cambi di denaro o altri favori, come beni o merci. In alcuni casi – dice ancora Motta - la vicenda s’è dimostrata particolarmente clamorosa: uno degli stessi arrestati ha riferito, nel corso di una conversazione intercettata, mentre parlava della sua possibilità di un pensionamento anticipato, come il tutto fosse quantificabile intorno ai 40mila euro per tre anni”. E questo fornisce un certo quadro del fenomeno, per ogni singolo caso. Da sottolineare, come gli agenti si recassero il più delle volte direttamente in ditta, sia durante le ore di servizio, sia al di fuori, per ricevere i loro compensi. Ovvero, il fatto, tranne in casi singoli e isolati, quindi occasionali, avveniva tramite un accordo a monte. In queste ore sono in arrivo a Lecce quattordici nuovi agenti, per colmare un vuoto che appare quasi surreale.”

Emilio Faivre
Lecce Prima.it

Da donna a donne.

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Non sono mai stata una persona politicamente schierata, politicamente vincolata e, mio mal grado, politicamente acculturata. Sono nata e cresciuta in una famiglia di comunisti. Vivo in una famiglia di comunisti. Basti pensare che un componente di questa mia folcloristica famiglia, ha salutato la nascita di mia nipote con un assurdo “Benvenuta compagna!”. Io non sono comunista, non sono di destra…sono Manuela ed ho sempre vissuto secondo regole ed ideali che esulano da qualsiasi scenario politico particolare. Questo semplice preambolo mi aiuta a chiarire che il mio disdegno (motivo di queste poche parole) nasce da un’unica considerazione: il mio modo di essere donna.
Io sono femminista! A me non interessa essere migliore dell’uomo (perché cadrei nell’errore dei maschilisti), ma credo di essere come l’uomo! Credo nel femminismo…spinto, orgoglioso, di controtendenza, reale e non solo un vessillo di cui fregiarsi… Io non scendo in piazza gridando ai quattro venti che, data la mia tendenza politica, la donna deve essere tutelata. No! Io la “pari opportunità” me la sono lavorata sul campo a suon di sgomitoni. Io prendo una chiave a pappagallo e riparo il mio letto senza chiamare un tecnico. Io indosso scarpe antinfortunistiche, mi infilo la tuta da lavoro e vado in officina. Io prendo la pinza in mano e provo a saldare.
Oggi, sono un ingegnere che si è confrontato, non ha mai temuto il confronto, a volte ha vinto a volte ha perso… La presenza su di me di segni tangibili, mi ha abituata fin da piccola a non apparire, perché quello che appariva era brutto…ma ad essere; a distogliere l’attenzione della gente dalla mia immagine e farla concentrare su quello che avevo da dire.
Sono cresciuta in un mondo di uomini, fatto di chiavi inglesi ed olio da ingrassaggio e ne sono fiera.
All’inizio mi sono sentita chiamare “Segretaria”, “Amministrativa”, ultimamente “FlashDance”, sono passata ad un incerto “Signora”, mi sono fregiata di un simpatico “Ingegnera” e adesso, dopo tre anni di continua lotta (altro che resistenza!) sono l’Ing. M. Quarta di…(non citiamo la società che è meglio). Poi, apro la pagina di un qualsiasi quotidiano on-line e leggo la lista dei candidati alle Europee di Berlusconi…ex-troniste, cantanti, annunciatrici, ex GF…la politica femminile hanno detto! L’esplosione mediatica della donna oggetto mi ha fatto sempre sorridere.
Vedere masse di ragazze la cui unica aspirazione è quella di sgambettare mezze nude ed ammiccare ad una telecamera, mi ha sempre fatto sorridere.
Sentir dire che oltre alle gambe c’è di più e non bisognava considerarle dei graziosi sopramobili, mi ha sempre fatto sorridere. Leggere che l’Italia deve essere rappresentata (vero o no, lista falsa o no, cospirazione o no) in Europa da questo tipo di donna, mi fa arrabbiare (per non dire incazzare).
Leggere che una soubrette qualsiasi deve essere usata come specchietto per le allodole in una competizione che più che politica definirei circense, mi fa incazzare. (Jerry scegli tu se lasciarlo così o mettere arrabbiare). Pensare che la popolazione italiana sia in mano a politici che vogliono trasformare la direzione di un Paese in una enorme Isola dei Famosi, mi fa incazzare…
Se devo essere rappresentata da questo tipo di donne, quasi quasi divento maschilista…

Manuela Quarta

Le mamme degli angeli

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Nel giorno dedicato alla più bella donna che si possa incontrare nella vita, dedichiamo un pensiero a tutte quelle mamme che non si sono più sentite chiamare tali perchè i loro bambini… non lo hanno più potuto fare. Visitiamo questo sito: http://mammedegliangeli.blogspot.com/

Grazie

gerardo lisi

Mia madre ha un bel dono

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Mia madre ha un bel dono
sempre pronto da offrire
e un festoso richiamo
per un abbraccio d’amore
che si apre mai illuso
di raggiungere il mare
le basta un sorriso
e un tenue raggio di sole

Mia madre ha cascate
d’ingenua freschezza
e cento diamanti
d’inusitata bellezza
sono specchi di luce
nei sentieri scoscesi
che donano pace
ai viandanti indifesi

Mia madre ha preghiere
sgorganti dal petto
che volan leggere
attraverso il soffitto
in cerca di un segno
per un grazie verace
come puro bisogno
di sentire una Voce

Mia madre ha speranze
traboccanti dal cuore
di accorciare distanze
di una vita migliore
di oleandri e di ortensie
e profumi d’amore
di colori e fragranze
e di petali in fiore

Mia madre è distrutta
ma trova tempo per gli altri
e anche se ha fretta
ha imparato a fermarsi
con che slancio e calore
sa riaccendere un fuoco
restituendo vigore
a chi s’abbatte per poco

Mia madre ha ferite
riportate in battaglia
e memorie intristite
appese dietro le ciglia
la sua anima grande
mi saluta dal suolo
lei li immagina liberi
gli aquiloni nel cielo

Luigi Mariano
cantautore

Aida Satta Flores & Suoni Liberi Nomadi Cover Band 1° Maggio 2008

Aida I Suoni Liberi e il Primo Maggio

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Il Primo Maggio del 2008 durante il concerto dei Suoni Liberi, una telefonata da Palermo, inondò di colori e di “profumo di limoni” il palco sul quale la band si stava esibendo: era la telefonata di Aida Satta Flores che, libera da impegni artistici, non volle mancare alla serata di esordio dei Suoni Liberi come Nomadi Cover Band ( ad onor di cronaca parecchi artisti quella sera fecero pervenire i loro messaggi augurali, artisti come gli Aironi Neri Nomadi Cover Band, Sesto Senso N.C.B., Ala Bianca N.C.B., Alessandra Celletti, Eva Simontacchi, Luigi Mariano, Marina Nestola del gruppo Marina, R. Lele & Papa leu, Alberto Bertoli cantautore e figlio dell’indimenticato Pierangelo , Francesco fry Moneti dei Modena City Ramblers, Giuliano Sangiorgi dei Negramaro e gli stessi Nomadi tramite il leader Beppe Carletti) . Aida fu uno “tsunami”, un vulcano che esplose a Copertino. Ora a distanza di un anno, la nostra Aida “Anima Bella” Satta Flores ha voluto ancora una volta non far mancare la sua voce, la sua forza, la sua grandezza. E questa volta, invece che al telefono, la ospitiamo sul blog di Copertino Blogolandia. Grazie Aida, grazie ancora Amica Mia e dei Suoni Liberi. So che sei presa da una miriade di impegni tra le riprese di videoclip, servizi fotografici e serate. Nonostante tutto però hai voluto essere con noi ancora una volta. Beh, allora speriamo di portarti tanta fortuna come lo abbiamo fatto nel 2008 quando hai ricevuto gli importantissimi riconoscimenti come il Premio Lunezia ed il Premio Mia Martini, entrambi per lo splendido album “ Aida Banda Flores”, un Cd corredato da un altrettanto magnifico Dvd del tuo concerto di Palermo. Buon Primo Maggio e tanta felicità: la meriti tutta.

gerardo lisi

“E’ passato esattamente un anno da quando gli amici Suoni Liberi mi han fatto la sorpresa di chiamarmi, al telefono, dal loro palco del Primo Maggio a Copertino, ascoltando insieme “Un bersaglio al centro”… Che emozione! Un nuovo Primo maggio è alle porte, e lo saluto “a cuore nudo”, come solo gli artisti liberi sanno fare, liberi nei suoni (Suoni Liberi), liberi nel “sentire”, nel pensiero, nell’Essere! La mia amicizia con Jerry e tutti i Suoni Liberi ha fatto passi da gigante, in questi “passaggi e passaggi di tempo”…Un anno che sembra un secolo…perché la Musica, come l’Amore e l’Amicizia, sanno dilatare, ampliare, spalancare ogni porta e soprattutto il tempo e lo spazio. Auguro giorni sereni a voi e a tutti gli amici di Copertino che vi vogliono bene e vi seguono.
Auguro una festa dei lavoratori che, come la festa della donna e altre feste “comandate”, non duri solo un giorno, il tempo d’un pic-nic, o d’un concerto, o di un prato… Mi auguro che la nostra e vostra terra sappia respirare “pulizie” e Gioie che merita, anche se negli ultimi tempi la natura ha fatto la “bua”, martoriando la gente del vostro Sud! Buon lavoro, ogni giorno e tutti i giorni, amici miei, e che il lavoro principale sia per tutti, davvero per tutti, quello d’impegnarsi nel raggiungimento della felicità…e che felicità può mai circolare, se circolano paure, mancanza di lavoro, problemi economici, difficoltà a sostenere, negli studi e nella vita, il futuro dei nostri figli?
Buon Primo Maggio “a cuore nudo”, amici miei, e che duri tutto l’anno “perché un bersaglio al centro non avverte mai…”

Ciao Jerry, baci di sole e tempi di Gioie

Aida Satta Flores

Copertino Blogolandia per il 25 Aprile.

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Ed il famigerato, controverso, criticato, elogiato, denigrato, malmenato “venticinque aprile” arrivò per la sessantaquattresima volta. E come ogni vigilia di questa importantissima ricorrenza, i soliti noti della nazional show-polityc fanno a chi la spara più grossa sull’evento accollandosi meriti e invocando anatemi sui presunti avversari. Partendo da su (si insomma…da sopra) e scendendo per la dorsale “falcemartellisticascudocrociaticasfiammatatricoloreautonomisticadelbuonfracas
piodavelletri”, ogni anno (se teniamo conto delle delizie verbali proferite da sempre da quel personaggio molto somigliante all’Otto von Grunf del Gruppo T.N.T. il quale definiva la ricorrenza come un giorno di lutto) siamo costretti a subire pareri e farneticazioni provenienti da più balconi. Così tra le più colorite, spesso deliranti, definizioni della ricorrenza, si dà l’ennesimo colpo di grazia al vero significato, quello storico, del 25 Aprile. Andare o non andare, questo è il dilemma….eh, quanto materiale su cui lavorarci troverebbe William Shakespeare; quante tragedie, intrighi, inganni….inganni. E invece dobbiamo accontentarci delle vignette di Vauro Senesi che come un boomerang va e viene dagli studi televisivi. Anzi, sono sicuro che al Vauro garberebbe essere definito “lo Yo-Yo man” della satira. Il 25 Aprile! Ricordo quando per le strade di Copertino, quando le strade potevano essere definite tali, si correva l’attesissima corsa ciclistica e quanto tifo c’era lungo il percorso. E proprio durante una di quelle corse chiesi a mio padre il perché proprio il 25 aprile di ogni anno si corresse per Copertino?. E fu lui a spiegarmi il 25 Aprile, non la scuola o Don Salvatore Grandioso. Comunque ho sempre sostenuto che lo sport faccia bene al cuore, all’anima e spesso alla memoria. Ho scritto “lo sport” non “il calcio”, che non centra assolutamente con il contesto. No, tanto per chiarire. A proposito di ciclismo: l’undici maggio del 2003 proprio da Copertino partì la seconda tappa dell’86° Giro d’Italia. L’evento fu giustamente pubblicizzato in lungo ed in largo con sforzi enormi. La partenza da Copertino fu organizzata e voluta in occasione della ricorrenza del 4° centenario della nascita di San Giuseppe da Copertino avvenuta il 17 giugno del 1603. L’Italia, il mondo intero avrebbe finalmente conosciuto la nostra città ed il nostro Grande Santo grazie allo sport, alla stampa, alla televisione….Televisione? La Rai? Ecco quello che successe quella mattina di una domenica di maggio: prima della partenza vi furono vari collegamenti dove un giornalista grande (e soprattutto grosso) dava volta per volta le ultime notizie circa le condizioni degli atleti. I copertinesi chiaramente si aspettavano che il personaggio televisivo desse l’attesissima notizia, dicesse le motivazioni per cui la gara partiva da Copertino, dal “Castello di Copertino”, dalla città natia di “San Giseppu nuesciu”. Macchè! In un brevissimo ed insignificante collegamento, questo personaggio proferì: “ Mi dicono che qui quattrocento anni fa nacque un frate che volava”. Bisteccone 1 – Resto del Mondo (…che avrebbe finalmente conosciuto la nostra città ed etc …) 0. Incredibile. Comunque, si discorreva del 25 Aprile. Una data anche questa finita tra le grinfie dei revisionisti . Ma non ci riusciranno, potranno provarci in tutti i modi possibili ed immaginabili: Il 25 Aprile è e rimarrà una data dove tutti gli italiani dovrebbero radunarsi intorno al tricolore e quel giorno pensare a tutti coloro per cui, come scrisse Piero Calamandrei, “ Era giunta l’ora di resistere; era giunta l’ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini”. In tanti avevano fatto delle scelte, in molti quelle sbagliate. E a “sbagliare” non furono sicuramente coloro che scelsero di vivere “come uomini”. Onore e gloria a tutti coloro che con la “convinzione in animo” lottarono e morirono per la libertà, la loro, la nostra. Onore e gloria a tutti quei militari e civili, a tutti quei figli di mamma che scelsero, morendo, l’immortalità e non l’infamia, il disonore, l’ignominia. Onore e gloria a coloro che hanno permesso a noi di pensare, di camminare, di parlare, di provare emozioni, di non aver paura. Tutto questo, e tanta altro, si chiama libertà: teniamocela stretta.

Viva il 25 Aprile

Gerardo Lisi

Suoni Liberi Nomadi Cover Band - Live

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